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Uno tra i più noti dissidenti sovietici, Vladimir Bukovsky ha lottato
contro le autorità sovietiche, entrando e uscendo da ospedali psichiatrici, e dal famigerato Gulag, per un totale di dodici anni d'incarcerazione prima che le pressioni
internazionali dei suoi sostenitori riuscissero ad ottenere la sua liberazione in cambio di un comunista cileno nel 1976. Tra le sue
numerose condanne, egli fu dichiarato "pazzo" dagli psichiatri sovietici,
e fu obbligato a sottomettersi a "terapie" inflitte per possesso di materiali antisovietici, e per organizzare manifestazioni per i diritti umani.
Da quando fu esiliato in Occidente, Bukovsky conseguì lauree sia all'università di
Stanford (USA), sia a quella di Cambridge (GB). Scrittore ed attivista politico, egli continua ad informare il pubblico sugli abusi perpetrati dal sistema sovietico.
Avendo ottenuto accesso temporaneo agli archivi del Partito Comunista Sovietico, egli esaminò e raccolse documenti per la pubblicazione. Tali documenti furono, in seguito, resi inaccessibili a scrutinio ma, grazie agli sforzi di Bukovsky, essi sono ora disponibili a studiosi e analisti.
Bukovsky è stato anche un critico severo del cosiddetto "mondo libero" per non avere assorbito le lezioni di settant'anni di comunismo in URSS.
Bukovsky è autore di diversi libri, incluso "Manuale di psichiatria per dissidenti" (scritto assieme a Semyon Gluzman) nel 1974;
"Come costruire un castello - la mia vita di dissidente", nel 1978, e
"La scelta della libertà" nel 1987. Bukovsky è anche autore di numerosi articoli.
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